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visita al Duomo e alle sue vetrate, 19 gennaio 2019, ore 10.45

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I lavori per l’erezione della Chiesa simbolo di Milano incominciarono nel 1386 per volere dell’Arcivescovo Antonio da Saluzzo il quale, inizialmente, pensò ad una Cattedrale di grosse dimensioni totalmente in cotto. Gian Galeazzo Visconti, Signore di Milano, desideroso di esaltare in un programma edilizio imponente il proprio casato decise di finanziare la titanica impresa mettendo a disposizione le cave del marmo di Candoglia con l’intenzione di erigere un monumento degno di una grande città e paragonabile a Notre Dame o Chartres. Il primo ingegnere capo fu Simone da Orsenigo a cui il Visconti affiancò una serie di progettisti francesi e tedeschi profondi conoscitori dell’architettura gotica. Nel 1388 vennero realizzati i muri perimetrali mentre l’anno successivo Nicholas de Bonaventure disegnò i finestroni absidali.

Successivamente si divise il complesso in cinque navate e si deliberò l’ingrossamento dei quattro pilastri centrali del tiburio. Per la definizione dell’alzato la Fabbrica chiese un parere al matematico Gabriele Stornaloco il quale ipotizzò due soluzioni: “l’alzato ad triangulum”, riconducibile ad un triangolo equiltero, ed un “alzato ad quadratum” nel quale le imposte delle volte delle tre navate centrali erano allineate alla stessa quota. Nel corso del XV° secolo i Solari si occuparono dei grandi pilastri dell’altare maggiore e Amadeo ultimò la cupola.

Una fase intensa si aprì nel 1567 quando Carlo Borromeo chiamò l’architetto Pellegrino Tibaldi a dirigere i lavori. A lui spetta l’ideazione del presbiterio, del pavimento, dei due altari laterali e dello scurolo.

Contemporaneamente si pose il problema della facciata ancora incompleta: furono pensate le soluzioni più originali tra le quali quella del Buzzi che prevedeva un edificio simile a Santa Susanna a Roma. La soluzione odierna risale al 1813 mentre i portali sono posteriori.

Per tutto l’800 sono attestati lavori di sostituzione dei materiali degradati; l’inquinamento atmosferico, l’abbassarsi della falda freatica e le vibrazioni indotte dal traffico e dai treni della Metropolitana hanno determinato delle lesioni nelle strutture più sollecitate tanto che il pericolo del collasso dei quattro piloni centrali del Tiburio portò, nel 1969, a chiudere la piazza e nel 1981 ad intraprendere una complessa campagna di restauro.

 

ritrovo: davanti al Museo del Novecento

durata: 1 ora e 30 min.

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